il Canto degli Aretini a Firenze

05 Aprile 2022 | Redazione Porta Crucifera | Ricordi
il Canto degli Aretini a Firenze

Esiste un piccolo triangolo di terra, a Firenze, dove il tempo sembra essersi fermato. Si trova in via di Ripoli, all’incrocio con via Benedetto Accolti: un fazzoletto di suolo racchiuso da una ringhiera che custodisce una colonna spezzata. Per il passante distratto è solo un arredo urbano insolito; per noi aretini è molto di più.

È il “Canto degli Aretini”, un’enclave della nostra città in terra fiorentina, un luogo che trasuda storia, sacrificio e memoria.

Il tragico epilogo di Campaldino
Le radici di questo luogo affondano nel sangue della battaglia di Campaldino, combattuta l’11 giugno 1289 (un anno dopo i primi scontri del 1288). In quella piana del Casentino, i Ghibellini aretini affrontarono i Guelfi fiorentini in uno scontro fratricida che vide tra i protagonisti anche un giovane Dante Alighieri. 
La sconfitta ghibellina fu totale: sul campo caddero il vescovo Guglielmo degli Ubertini e il condottiero Buonconte da Montefeltro. Ma il dramma non finì con le armi. Circa mille prigionieri aretini furono trascinati in catene a Firenze, ammassati nelle carceri cittadine in attesa di riscatti che, per molti, non arrivarono mai.

Una sepoltura che divenne confine
Centinaia di quei soldati morirono di stenti e malattie nelle prigioni fiorentine. Per loro non ci fu il ritorno a casa, ma una fossa comune lungo la via di Ripoli. La leggenda e la cronaca si intrecciano nel raccontare che i capitani fiorentini concessero la sepoltura a patto che fosse Arezzo stessa a occuparsi, per sempre, della cura di quel lembo di terra.
Fu così che quel "canto" divenne, de facto e de jure, proprietà del Comune di Arezzo. Un pegno di dolore che si è trasformato in un simbolo eterno di appartenenza.

La Colonna e la Memoria
Nel 1921, in occasione del sesto centenario dantesco, il Comune di Arezzo volle nobilitare quel luogo ponendovi una colonna spezzata, simbolo di vite interrotte troppo presto, e una lapide con le parole dell'illustre studioso Isidoro del Lungo. Il testo, ancora oggi leggibile, ricorda come gli antichi "infausti odii" siano stati superati dalla fratellanza nazionale, pur mantenendo vivo il ricordo del sacrificio. "Questo cosiddetto 'Cantone di Arezzo' che è del comune Ghibellino proprietà d'ignota secolare origine..."

L’appuntamento dell’11 giugno
Ogni anno, l'11 giugno, le amministrazioni di Arezzo e Firenze si ritrovano in via di Ripoli per deporre una corona d'alloro. È un momento di profonda commozione, a cui partecipano spesso le realtà storiche della nostra città, come l'Associazione Signa Arretii, per rendere onore a quegli antenati che non fecero mai ritorno alle mura amiche.
Per noi di Porta Crucifera, che portiamo nel sangue la fierezza della nostra storia ghibellina, il Canto degli Aretini non è solo un monumento: è la testimonianza che, anche a distanza di secoli e di chilometri, Arezzo non dimentica i suoi figli..

Nel 1921 il comune di Arezzo decise di porvi una colonna a memoria degli accadimenti storici oltre ad una lapide con un pensiero di Isidoro del Lungo

"Sulla via lungo la quale l’oste
Guelfa fiorentina moveva le insegne
per andare in terra di nemici questo
cosiddetto cantone di Arezzo” che
è del comune Ghibellino proprietà
d’ignota secolare origine riceveva
dal verso immortale del poeta combattente
in Campaldino memoria degli infausti
odii da città a città oggi
nell’italiana concorde potenza
aboliti per sempre"

Il legame con Porta Crucifera: il sangue di Colcitrone
La memoria del Canto degli Aretini non è solo un fatto istituzionale, ma tocca da vicino il cuore ghibellino del nostro Quartiere. Sebbene le grandi strategie fossero guidate dai leader del tempo, il "popolo" che combatté e che finì in catene a Firenze proveniva in gran parte dai rioni che oggi compongono Porta Crucifera.

In quel tragico 1289, le schiere ghibelline erano composte da uomini che vivevano all'ombra delle mura di Santa Croce e di San Pier Piccolo.

Le Casate di Colcitrone: Famiglie come i Bacci, i Bostoli o i Brandaglia, che hanno segnato la storia del nostro territorio, erano presenti in quei ranghi. Pensare che i loro uomini, partiti dalle strade che percorriamo ogni giorno, siano finiti a morire di stenti in via di Ripoli, rende quel "Canto" un pezzo della nostra identità più profonda.

Dalle nostre strade al "Canto": Molti dei prigionieri rimasti senza riscatto erano quegli artigiani e soldati che abitavano i vicoli del nostro Quartiere. Per un quartierista di Porta Crucifera, quel triangolo di terra è la testimonianza di una fedeltà alla città portata fino all'estremo sacrificio.

L'Orgoglio della Croce: Ancora oggi, vedere lo stemma di Arezzo onorato in terra fiorentina ogni 11 giugno risveglia in noi quello spirito di appartenenza che solo chi vive il Quartiere può capire. Quel suolo è "nostro" non solo per legge, ma per la storia dei fanti e dei cavalieri che lì trovarono l'ultima dimora.

Quartiere di Porta Crucifera P.I. 92057120518
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FOTOGRAFIE di Alberto Santini e Maurizio Sbragi
collaborazione fotografica di Fotozoom: Giovanni Folli - Claudio Paravani - Lorenzo Sestini - Fabrizio Casalini - Marco Rossi - Acciari Roberto

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